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Questo articolo è indirizzato alla gente comune e non ha la presunzione di voler essere considerato un lavoro scientifico.
Vuole avere il semplice scopo di dare qualche indicazione a chi per vari motivi lamenta dolori al ginocchio.



Innanzitutto diciamo cos’è il Ginocchio e com’è fatto.

 

Il Ginocchio è una importante articolazione dell’arto inferiore che unisce la coscia alla gamba.

E’ formata da una parte ossea, costituita dal femore prossimalmente che costituisce la coscia e, distalmente, dalla tibia che costituisce la gamba.

Tra queste due ossa, rivestite di cartilagine, che ne evitano l’attrito fra esse, si trovano i menischi, i quali “appoggiati” sulla tibia fungono da veri e propri ammortizzatori.

A completare la struttura ossea del ginocchio contribuisce la rotula, osso sesamoide, molto particolare del nostro corpo, in quanto completamente avvolto dentro il tendine quadrici pitale; e l’osso del perone che costituisce la parte esterna della gamba.

L’articolazione è avvolta da una capsula che con il supporto di grossi legamenti, robusti tendini e una potente muscolatura consente  lo stare in piedi, il camminare, il correre e altre funzioni.

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Il dolore al ginocchio, può presentarsi a tutti: giovani, adulti  ed anziani .

Le cause sono molteplici e vanno da patologie dei nuclei di accrescimento (tipici dell’età puberale), a patologie quali tendinopatie, artrosi o artriti, condropatie cartilaginee, lesioni traumatiche e degenerative che possono interessare menischi e legamenti, oltre a fratture e tumori.

Proprio per la vastità delle cause è sempre buona norma non sottovalutare il dolore e soprattutto qualora questo persistesse dobbiamo rivolgerci al medico e in particolare ad uno specialista quale un fisiatra o un ortopedico.

Sarà lo specialista che oltre alla visita valuterà se richiedere esami specialistici per approfondire e raggiungere una diagnosi più accurata possibile ( Rx-ecografie-TAC-RMN ).

Quindi evitate il “fai da te”, le pomate o rimedi empirici (affidatevi esclusivamente alla borsa del ghiaccio, mai a contatto della pelle); infatti spesso si traducono in semplici palliativi che nella migliore delle situazioni possono alleviare solo temporaneamente il dolore, e nella maggior parte dei casi non fanno altro che rimandare un lavoro mirato e specifico, che prima inizia e meglio è.

In questo articolo noi ci occuperemo di una delle più frequenti cause di dolore del ginocchio che spesso viene sottovalutato o non ben diagnosticato.

Si tratta della patologia rotulea, nello specifico chiamata “ femoro-rotulea”.

La sindrome femoro-rotulea è un disturbo che coinvolge l’articolazione tra femore e rotula, è caratterizzata da iperpressione della rotula verso l’esterno o l’interno, cioè la rotula non è allineata.

Durante la flessione del ginocchio, la rotula scorre su un canale compreso tra i due condili femorali che si adatta alla forma della patella, in questo modo il movimento avviene in maniera fluida e indolore, con il minimo attrito possibile.

In questa patologia la rotula è spostata esternamente rispetto alla sua zona anatomica e durante il movimento striscia contro un condilo femorale con notevole attrito e di conseguenza generando dolore.

L’allineamento è indispensabile, poichè venendo meno questo, per lassità legamentosa o per riduzione della tenuta muscolare, si crea un decentramento e la rotula spostandosi (quasi sempre verso l’esterno), provoca dolore e cedimento.

0509allineamenti rotula

Come si presenta il dolore

Molte delle situazioni che vanno sotto il nome di “sindrome femoro-rotulea“, si manifestano con l'insorgenza di un dolore spontaneo anteriore al ginocchio. Il dolore, che può essere molto

importante, nasce in modo improvviso, talvolta senza alcuna ragione, conducendo anche ad un blocco dell'articolazione, di natura antalgica.

Il dolore talvolta si può presentare anche per un affaticamento, per esempio a seguito di una camminata magari esacerbata da un cammino in discesa o percorsi ondulati e sconnessi.

Per comprendere la natura del problema dobbiamo capire la ragione meccanica di esso.

Il dolore è legato all'infiammazione della cartilagine sia della rotula che del femore e che va sotto il nome di condropatia.

Tale infiammazione è legata al cattivo scorrimento rotuleo durante la flesso-estensione del ginocchio. In particolare la rotula si "lateralizza", cioè scorre più sul margine esterno del ginocchio, aumentando l'attrito con il femore.

Tale "lateralizzazione" chiamata anche "iperpressione esterna" o "malallineamento rotuleo" può essere dovuta principalmente a 3 situazioni:

•Ipotrofia del Quadricipite

•Sovraccarico Funzionale in Flessione del ginocchio

•Anomalia dell'anatomia femoro-rotulea (Ginocchio valgo-varo più frequente nelle donne

•Displasia dei condili femorali

Una volta fatta la diagnosi, per risolvere il problema è indispensabile un programma fisioterapico con esercizi mirati.



Cosa fare

Prima di tutto va recuperato il giusto trofismo e tono del quadricipite.

Infatti la debolezza del quadricipite, ed del vasto mediale in particolare , fa venire meno il più importante meccanismo stabilizzante della rotula, quello che per primo si oppone alla lateralizzazione di essa.

Contemporaneamente va praticato stretching blando ma progressivo per allungare tutte le catene muscolari dell’arto inferiore.

Molta importanza va data alla ginnastica propriocettiva e al ricondizionamento del cammino che quasi sempre è atteggiato in leggera flessione.

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             Nello specifico

In caso di grossa infiammazione in genere si inizia con terapia fisica, applicazioni di Laserterapia o tecarterapia ( diatermia ), seguita dal programma fisioterapico di potenziamento muscolare.

La nostra esperienza ci porta ad abbinare subito, anche in concomitanza di uno stato infiammatorio, un approccio contemporaneo di terapia fisica e riabilitativa, infatti se associate riducono notevolmente i tempi di guarigione.

Troppe volte abbiamo trattato pazienti che erano da mesi sotto cura di antiinfiammatori o antidolorifici senza alcun beneficio e cominciare il recupero dopo mesi di atteggiamenti posturali viziati, cammino alterato per autodifesa, presenza di sovraccarichi funzionali negativi, morale bassissimo del paziente...credeteci non giova al recupero; senza considerare che nel frattempo le nostre cartilagini possono essersi ulteriormente deteriorate ( Condropatie ) e generare ulteriori dolori.

Su questo punto molti medici non concordano…ma l’esperienza diretta secondo noi conta di più.

In particolare, le patologie da sovraccarico richiedono un programma fisioterapico di almeno tre mesi.

Sarà il fisioterapista che indicherà al paziente metodiche e tempi di progressione degli esercizi di recupero. Infatti solo una muscolatura globale dell’arto inferiore valida e bilanciata consentirà un buon risultato.

Di grande importanza e sempre a cura del fisioterapista sarà quella di rieducare il paziente al gesto corretto del cammino.

 Infatti, il sovraccarico, a causa del dolore o del gonfiore crea l’abitudine al cammino in flessione (atteggiamento di difesa) e questo spesso permane, anche con la scomparsa della sintomatologia dolorosa.

Ma è importante sottolineare come sia soprattutto nella prima fase il ruolo centrale del fisioterapista, il quale attraverso la mobilizzazione della rotula, blando massaggio, stretching passivo, guiderà la parte iniziale del lavoro che prevede una delicatissima fase rieducativa di assetto della femoro-rotulea con contrazioni e carichi biomeccanicamente vantaggiosi.

Noi dello Studio Fisioterapico a tale scopo abbiamo messo a punto una manovra di sblocco rotuleo, la cosidetta “manovra di Damiano”, che consente una immediata libertà articolare e una scomparsa, anche se temporanea, del dolore, permettendo così di intensificare da subito il lavoro.

mobilizzazione

 

Inizialmente saranno preferiti esercizi isometrici che favoriscono la presa di coscienza di un’efficace contrazione ed imparare a rispettare il dolore.  Proseguirà poi con esercizi assistiti e poi isotonici in catena chiusa e contro resistenza manuale, aumentando gradatamente in intensità della proposta.

In una seconda fase e quindi a programma avanzato si faranno eseguire esercizi con elastici o pesi per finire con esercizi eccentrici e pliometrici.

Al fine di recuperare un efficace e produttivo “cammino” senza “vizi”, e quindi senza ulteriori sovraccarichi per il ginocchio, fondamentali sono gli esercizi propriocettivi, da inserire in un secondo momento ma di grande importanza.

CONCLUSIONI

Molti sono stati gli studi ed i programmi pubblicati su questo argomento. Noi ne abbiamo preso atto con grande considerazione… ma siamo convinti che pochi esercizi, anche se finalizzati al fondamentale recupero del vasto mediale, non bastano a risolvere il problema e a realizzare gli obiettivi preposti.

Noi prendiamo in considerazione il paziente nella sua globalità. Non esiste un programma valido per tutti uguale, come non esistono pazienti tutti uguali anche se con la stessa patologia. Di seguito alcuni esercizi che possono essere eseguiti a domicilio.

E COME CI RACCOMANDIAMO SEMPRE, NON è FARE, MA FARE BENE.

BUON LAVORO

Damiano Fasciano                 Alessandro Francini

        Ecco alcuni esempi di esercizi da svolgere:

da supino:

1  - Contrazioni del quadricipite in co-contrazione di tutto l’arto; eseguire 10 ripetizioni mantenendo la contrazione 10 sec.;

2  - A ginocchio disteso, elevare l’arto circa 20 cm. da terra e mantenere la posizione per 10 sec.; ripetere l’esercizio 10-20 volte;

3  - A ginocchio disteso e piede leggermente ruotato in fuori, elevare l’arto circa 20 cm. da terra e mantenere la posizione per 10 sec.; ripetere l’esercizio 10-20 volte;

In piedi:

4  - Appoggiati con la schiena ed il sedere al muro e tenendo i piedi extraruotati e staccati di circa 25-30 cm. dal muro, flettere ed estendere le gambe 10- 20- 30 volte scivolando con la schiena al muro;

5  - Solita posizione e solito esercizio “mantenendo” la posizione piegata per 10- 15 – 20 sec. e senza scendere oltre un angolo di 100°;

6  - Pliè: con tenuta in flessione e poi dinamico;

7  - Slide Board o Pattinaggio, 2-3 min.;

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questi sono solo esempi di alcuni dei più semplici esercizi di recupero in un quadro di sindrome femoro-rotulea. Chiaramente vanno eseguiti con calma, senza dolore, gestendo la progressione sdraiato- in piedi e almeno all’inizio con la supervisione del fisioterapista, affinchè questo possa dare al paziente i mezzi per lavorare in sicurezza e con efficacia.

Speriamo vivamente di esservi stati utili

                   Buon lavoro e un caro saluto!

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